Loredana Lecciso scappa da Cellino. Acque agitate in casa Carrisi?

Loredana Lecciso

Loredana Lecciso scappa da Cellino. Acque agitate in casa Carrisi? Vi raccontiamo quello che sta accadendo. 

Molta gente torna quando non sa dove andare», scrive Loredana Lecciso sul suo  profilo Instagram. Che si riferisse a Romina Power, ormai sempre più presente nella vita privata e non solo professionale di Albano Carrisi? Qualcuno applaude, altri criticano duramente. Il fatto è che, passati circa quattro anni dai primi trionfali concerti tra Albano e Romina, ideati
dall’agente di lui Andrej Agapov, dopo anni di guerre terribili (ricordo le rivelazioni
di lei alle Tv tedesca e spagnola e le difese di lui, l’imbarazzo dei figli), l pressing di Romina è sempre meno professionale e sempre più personale.

La miccia s’è accesa durante le vacanze di Natale, quando Romina ha iniziato a postare sui suoi profili le foto di lei e Albano ai tempi d’oro e poi fare dichiarazioni in Tv tipo: «Ma chi ha detto che è finito l’amore tra me e Albano? Tra me e Albano non potrà mai fi nire».
Provocatoria (con Loredana) o sincera? Infine arriva la copertina di Novella 2000 che li vede insieme ad Amburgo e lei (ma anche lui) tiene in mano un cuore di marzapane con su scritto in tedesco “Io ti amo”.

Romina e Al Bano: ad Amburgo lei gli regala un “Ti amo”, lui sorride. E la Lecciso?

E hai voglia a cercare di gettare acqua sul fuoco: «Tra me e Romina non c’è nessun ritorno di fiamma e non ci sarà mai», ripete lui ogni piè sospinto anche se ormai  Romina fa riferimento a Cellino, da dove è partita la Lecciso, da settimane a Pavia dal fratello, «Siamo come fratello e sorella, il resto sono solo pettegolezzi» insiste Albano. Certo, Albano,
ma non è che certe esternazioni vengano prese come una festa a Cellino da Loredana Lecciso. Lei tace, ingoia, e fa errori giganteschi, come lasciare il campo libero e abbandonare Albano a Cellino durante le feste di Natale e Capodanno.

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Magari lei non ci tiene come lui e la famiglia di lui, sì, ma poi il cantante si lascia scappare
in Tv l’ennesima rivelazione: «Mia madre Jolanda non rivolge la parola a Loredana mentre è innamorata di Romina», e per Albano la mamma ha sempre ragione. Romina è amata,
logico, è la madre di suoi tre adorati nipoti, ha vissuto con Donna Jolanda trent’anni, ma anche Loredana gli ha dato due nipoti e vive a Cellino da più di 15 anni.

A tutto questo, mentre la Lecciso tace,da Cellino Albano mette sopra una pietra tombale: «Io e Loredana siamo ancora una coppia». Albano, ti credo, almeno dillo con un minimo della felicità  che canti (con Romina).

Roberto Alessi

Sussurri e grida: vi raccontiamo tutto quello che non sapete! Ecco qualche anticipazione

Raoul Bova ha perso suo padre Giuseppe. Il messaggio di Roberto Alessi

Raoul Bova ha perso suo padre Giuseppe. L’attore ha sospeso il tour teatrale. Il messaggio di Roberto Alessi. 

“La direzione del Teatro San Giuseppe di Brugherio – si legge sulla pagina Facebook – comunica al gentile pubblico che a causa del grave lutto che ha improvvisamente colpito l’attore Raoul Bova, le previste repliche di DUE in scena oggi 8 e domani 9 gennaio sono sospese. Nei prossimi giorni saranno fornite ulteriori informazioni circa le date nelle quali sarà recuperato lo spettacolo e circa le modalità per eventuali rimborsi. In questa triste circostanza, la direzione del Teatro esprime a Raoul Bova le più sentite condoglianze”.

Anche noi di Novella2000 ci associamo al dolore che ha colpito Raoul Bova e la sua famiglia. Ecco il video di Roberto Alessi.

Di recente, ospite di Maurizio Costanzo, aveva detto: “Ha sempre dovuto essere una roccia per tutti noi e avrei voluto condividere molto di più con lui. Mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di lui. È stato un padre perfetto, ma avrei voluto conoscerlo meglio. Una volta gli chiesi di scrivere un libro. Era un modo per sapere di più della sua vita. Lui, però, non si apre…”.

Flavio Briatore – Elisabetta Gregoraci: è finita! Leggi tutto sul nuovo numero di Novella2000

Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci si separano dopo dieci anni di matrimonio. Gli avvocati parlano per loro. Tempo fa, lui, aveva smentito la crisi con Elisabetta.

È finita. Dopo quasi dieci anni di matrimonio Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci sono arrivati al capolinea? Già parlano gli avvocati per loro, e lui si è rivolto a una maga del settore, l’avvocatessa Anna Maria Bernardini de Pace, carismatica regina delle cause milionarie (in euro, ovviamente).

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«Io e Elisabetta Gregoraci non siamo in crisi, ci siamo ritrovati». Mi aveva detto così tempo fa Flavio Briatore, un uomo che conosco da quando aveva i capelli neri, una persona magari non amata da tutti, un po’ troppo diretto per altri, esagerato, ma sicuramente schietto, concreto, di quelli che ti dicono le cose in faccia, il che, in un mondo farcito di ipocrisia, è un’autentica virtù.

Certo, dietro a quello che mi diceva un tempo si leggeva anche il tentativo di
un uomo che è sì un imprenditore di successo, sì uno degli italiani più conosciuti al mondo, ricco, ricchissimo, ma le sue parole erano dettate soprattutto dal padre che è, un padre che vede in Nathan Falco, il figlio che lui ed Elisabetta hanno avuto, il bene più prezioso della vita.

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Flavio ha un’altra figlia, Lene,nata dalla sua storia con la top model Heidi Klum, che l’ha cresciuta con il cantante Seal, e quindi è a Falco (così lo chiama lui) che è andato
il suo cuore. Ed Elisabetta? Certo, è una madre irreprensibile, una donna che ha
scelto di lavorare (potendo e visto che ha i numeri e sicuramente pensa di averli) nel mondo dello spettacolo (meno tran tran quotidiano e tanti più soldi) per realizzarsi.

Pare sia sempre stato Flavio Briatore a spingerla nel lavoro: lui, così duro e testosteronico, è più che femminista su quel fronte, anche se poi si lascia scappare battute non proprio
da suffragetta: «Giusto che la donna lavori, se no rompe i maroni».

Intanto lui passa gli ultimi giorni di vacanza in Kenya, a Malindi, dove ha trasformato la sua villa di 21 camere da letto, il Lion in the Sun, in un resort sofisticatissimo, con il figlio Falco mentre Elisabetta non risponde al telefono. Si sa che è a Montecarlo dove ha arredato un nuovo appartamento, molto bello, soleggiato, spazioso e con la sua camera da letto faraonica, «mentre Flavio non ha lasciato il vecchio appartamento, che non è certo da meno», mi dicono.

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Flavio ed Elisabetta hanno avuto anche in passato momenti in salita, ma sono sempre riusciti a portare avanti la famiglia. Le famiglie non sono sempre rose e fiori, non mancano tensioni, paure. Ma, grazie a lui, grazie a lei, sono andati avanti. «Incrocio le dita: magari questo non è che un ennesimo momento in salita, dietro il quale si può ritrovare poi la
discesa dei sentimenti forti», dice un’amica di Flavio. Mi sembra di vederlo, mentre aggrotta la fronte, abbassa lo sguardo e dice: «Bisogna tenere botta», con la sua voce pastosa, salvo poi cambiare argomento: «Hai visto Falco come cresce bene?». Cuore di papà.

Diario di bordo di Roberto Alessi

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Totò Riina ha regalato morti e lutti a migliaia di famiglie. Il video di Roberto Alessi

In carcere, la prima volta, entra che ha da poco compiuto 18 anni. Un “battesimo” criminale precoce e un’accusa grave: l’omicidio di un coetaneo, durante una rissa, per cui viene condannato a 12 anni. Nato a Corleone il 16 novembre del 1930 da un famiglia di contadini – perderà presto il padre e il fratello, morti mentre cercavano di estrarre della polvere da sparo da una bomba inesplosa -, Totò Riina, morto la notte del 17 novembre 2017 nel reparto detenuti del carcere di Parma, fino ad allora ha alle spalle solo qualche furto.

Poca roba, fino all’incontro con Luciano Leggio, all’epoca mafioso rampante che sta tentando di farsi strada. E’ lui, suo compaesano che per un errore di trascrizione di un brigadiere passerà alla storia come Luciano Liggio, a farlo entrare in Cosa nostra. Un metro e 58, che gli vale il soprannome di Totò U Curtu, esce dall’Ucciardone nel 1956, a pena scontata solo in parte, e viene arruolato nel gruppo di fuoco di Leggio che dietro di sé lascia una lunga scia di sangue.

La lotta per il potere di “Lucianeddu” e dei suoi comincia nel 1958 con l’eliminazione di Michele Navarra, medico e boss di Corleone. Leggio ne azzera il clan e ne prende il posto. Totò diventa il suo vice. Nella banda c’è anche un altro compaesano, Bernardo Provenzano. Nel dicembre del 1963 Riina viene fermato da una pattuglia di carabinieri in provincia di Agrigento: ha una carta di identità rubata e una pistola. Torna all’Ucciardone per uscirne, dopo un’assoluzione per insufficienza di prove nel 1969. Mandato fuori dalla Sicilia al soggiorno obbligato, non lascerà mai l’Isola scegliendo una latitanza durata oltre 20 anni.

Da ricercato inizia la sistematica eliminazione dei nemici: nel 1969, con Provenzano e altri uomini d’onore, uccide a colpi di mitra il boss Michele Cavataio e altri quattro picciotti in quella che per le cronache sarà la strage di viale Lazio. Due anni dopo è lui a sparare contro il procuratore di Palermo Pietro Scaglione. L’ascesa in Cosa nostra, ottenuta col sangue e la violenza – sarebbero oltre 100 gli omicidi in cui è coinvolto e 26 gli ergastoli a cui è stato condannato – è inarrestabile. E va di pari passo con i primi delitti politici: l’ex segretario provinciale della dc Michele Reina e il presidente della Regione Piersanti Mattarella. Dopo la cattura di Leggio, Riina prende il suo posto nel triumvirato mafioso assieme a Stefano Bontate e Tano Badalamenti. Farà poi allontanare quest’ultimo, accusandolo falsamente dell’omicidio di un capomafia nisseno. Ma è negli anni 80 che il ruolo suo e dei suoi, i viddani, i villani di Corleone che hanno sfidato la mafia della città, diventa indiscusso. Soldi a fiumi con la droga, gli appalti e la speculazione edilizia. E una conquista del potere a colpi di omicidi eclatanti e lupare bianche.

E’ la seconda guerra di mafia. Il 23 aprile 1981 cade Stefano Bontande, “il principe di Villagrazia”, il boss che vestiva in doppiopetto, frequentava i salotti buoni della città e controllava i traffici della Cosa nostra palermitana. Massacrato nel suo regno e nel giorno del suo compleanno. Diciotto giorni dopo, tocca al suo alleato, Totuccio Inzerillo, poi al figlio e al fratello: i parenti superstiti fuggono negli Stati Uniti e hanno salva la vita a patto di non tornare più in Sicilia. In poche settimane restano a terra decine di cadaveri. Riina la belva , come lo chiama il suo referente politico Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo del sacco edilizio, è feroce e spietato. Condannato in contumacia all’ergastolo durante il “maxiprocesso”, viene inchiodato dalle rivelazioni dei primo pentito di rango, Tommaso Buscetta.

Totò “u curto” si vendica facendogli uccidere undici parenti. Quando il maxi diventa definitivo e cominciano a fioccare gli ergastoli per gli uomini d’onore, il padrino dichiara guerra allo Stato. Una sorta di redde rationem con la condanna dei nemici storici come i giudici Falcone e Borsellino, a cui si doveva il maxiprocesso, e di chi aveva tradito. La lista di chi andava eliminato era lunga e contava anche i politici che, secondo il boss, non avevano rispettato i patti. E’ la stagione delle stragi che il capo dei capi vuole nonostante non tutti in Cosa nostra siano d’accordo. Il 12 marzo muore Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia. Il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Al boss restano però pochi mesi di libertà: il 15 gennaio del 1993 i carabinieri del Ros lo arrestano dopo 24 anni di latitanza. La moglie, Ninetta Bagarella che ha trascorso con lui tutta la vita, torna a Corleone con i quattro figli, Lucia, Concetta, Giovanni e Giuseppe Salvatore, tutti nati in una delle migliori cliniche private di Palermo. Gli ultimi periodi della latitanza la famiglia li trascorre in una villa degli imprenditori mafiosi Sansone, a due passi dalla circonvallazione. I carabinieri lo ammanettano poco lontano da casa: un arresto il suo su cui restano molti punti oscuri. La versione ufficiale lo vuole “consegnato” da un suo ex fedelissimo, Baldassare Di Maggio, il pentito che poi avrebbe raccontato del bacio tra Riina e Andreotti.

Ma sulla cattura del capo dei capi gravano ombre pesanti: a tratteggiarle sono gli stessi magistrati che dal 2012 lo processano per la cosiddetta trattativa Stato-mafia in cui il boss avrebbe avuto, almeno inizialmente un ruolo. Sarebbe stato il compaesano, l’amico di una vita, Bernardo Provenzano, più cauto e, dicono i pentiti, contrario frontale all’attacco allo Stato, a venderlo ai carabinieri barattando in cambio l’impunità. Con la morte del padrino restano senza risposte molte domande: sui rapporti mafia e politica, sulla stagione delle stragi, sui cosiddetti delitti eccellenti, sulle trame che avrebbero visto Cosa nostra a braccetto con poteri occulti in una comune strategia della tensione. Riina non ha mai mostrato alcun segno di redenzione. Fino alla fine quando, al processo trattativa, citato dalla Procura è rimasto in silenzio. (Fonte: Ansa)

Produzione riservata

Bobo Vieri e la Caracciolo hanno perso il bambino. Siamo certi che il loro sogno diventerà realtà. Il video di Roberto Alessi

E’ trascorso solamente un giorno da quando ieri ( 7 novembre) si è diffusa in rete e su tutti i giornali la notizia che riguarda la coppia composta da Bobo Vieri e Costanza Coracciolo e l’arrivo del loro bambino.

Il mitico bomber, vera icona social, e la bellissima ex velina bionda si sono conosciuti quest’estate e dopo 4 mei d’amore erano pronti a mettere su famiglia con l’arrivo del primo figlio. La loro storia d’amore nata nelle spiagge d’Ibiza, sembrava essere  uno dei soliti flirt del calciatore che ogni estate ha fatto breccia nei cuori di bellissime ragazze, senza mai andare fino in fondo. Ma Costanza, ha fatto breccia nel cuore del calciatore che con lei è pronto a costruirsi una famiglia. Tra Bobo Vieri e Costanza Caracciolo ci sono 17 anni di differenza: lei ne ha 27, lui 44, ma per loro la differenza d’età non costituisce affatto un problema.
Purtroppo, però, la coppia ha diramato un comunicato nel quale ha annunciato di aver perso il bambino: «È con dolore che ci vediamo costretti a frenare le voci di una nostra gravidanza che circolano in queste ore sui vari media; purtroppo il destino ha deciso che non fosse questo il momento. Chiediamo a tutti di capire e rispettare questo delicato momento della nostra vita», queste sono le parole di Bobo Vieri e Costanza Caracciolo che hanno fatto sapere del difficile momento che stanno vivendo.

Una notizia spiacevole e triste che Roberto Alessi, direttore di Novella2000 e Novella2000.it ha voluto commentare con un video nel quale ha detto: «Purtroppo arriva ora una notizia di un servizio del quale per altro Novella 2000 si era già occupato: Bobo Vieri e Costanza Caracciolo, la sua fidanzata da quest’estate, hanno perso il bambino che aspettavano. Non era questo il momento, il destino non ha voluto hanno scritto in un comunicato ieri. E’ successo a tutti e dopo arriva sempre un altro bellissimo bambino che ti farà capire che la vita è ancora più bella. E’ un momento delicato e Novella 2000 abbraccia sia Bobo Vieri sia Costanza Caracciolo.»

Guardate il video con le parole di Roberto Alessi cliccando sull’immagine in alto.

Produzione riservata

Quando le corna portano fortuna: il caso di Francesco Monte

Francesco Monte e Cecilia, come sapete, dopo quattro anni si sono lasciati. Lei ha lasciato Monte per Ignazio Moser. “Ma le corna potano anche bene perché io ti ho citato più volte da Barbara d’Urso. Il tuo agente ti ha trovato un posto a L’isola dei famosi…. Non tutto il male viene per nuocere”. Parola di Roberto Alessi.

Guarda il video cliccando sulla foto. 

Ricapitolando: cosa è successo tra Monte e la Rodriguez? Ignazio Moser e Cecilia Rodriguez non si nascondono più. Tra loro, a quanto pare, ci sarebbe stata addirittura una nottata bollente all’interno della casa di Cinecittà. Nessun freno, nessun ripensamento: i due sono stati vicinissimi sotto le lenzuola. Chissà cosa è accaduto. Non sono mancati movimenti sospetti. Lui ha cercato di spegnere le luci, ma il Grande Fratello ha detto “no”.

Cecilia Rodriguez, che ha lasciato in diretta il suo storico fidanzato Francesco Monte, sembra che abbia deciso di vivere questo rapporto anche sulla spinta dello stesso Moser. Niente più freni per la coppia del momento all’interno della casa del Grande Fratello VIP.  Confessionale hot, bacio ed  effusioni:  Cecilia e Ignazio hanno usato la suite che Raffaello Tonon ha deciso di donare loro.

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«Non mi ha mai tradito e la decisione non c’entra con quello. Il fatto è che ho bisogno di pensare a me perché nessuno l’ha mai fatto», ha detto. Aggiungendo: «Penso di aver fatto tanto bene a lui e non solo a lui. C’erano cose che andavano bene e altre cose che non andavano bene. Non impazzisco dal giorno alla notte. Abbiamo sempre cercato il modo di risolvere le cose. Ho accettato tante cose per la paura di perderlo»

«Non ho dubbi sul fatto che sia innamorato di me. Io ho voluto cambiare delle cose di lui per migliorarlo e lui ha cercato di cambiare delle cose di me che non gli piacevano, ma che non erano sbagliate», ha ancora detto Cecilia. «Io sono questa, salgo sopra un tavolo a ballare e non gli piace. Io sono questa e mi diverto così. Se mi togli queste cose, non sono più io», ha spiegato, aggiungendo inoltre di non aver mai tradito Monte: «Non ho mai guardato nessun altro. Esisteva solo lui. Non mi è passato nemmeno il pensiero per la testa, nemmeno in un momento di debolezza».

 I dubbi sulla storia, dunque, ci sarebbero già stati, prima del suo ingresso nella Casa del Grande Fratello Vip. Dopo la puntata dello show di lunedì, all’insegna delle forti emozioni, il clima è tornato disteso. Sia lei che Ignazio Moser hanno spiegato davanti alle telecamere che vorrebbero avere la possibilità di stare da soli, cosa al momento impossibile.
Produzione riservata

Le vittime non vanno criminalizzate, ma Scamarcio non ha torto

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Una cosa che mi ripugna della vicenda del produttore di Hollywood Harvey Weinstein, l’ennesimo uomo di potere che
imponeva incontri sessuali alle dive, o meglio, alle aspiranti dive che incontrava, è l’ipocrisia, generale e trasversale.
Tutti sapevano (anche a Roma, dove a volte viveva), ma tutti tacevano. Il re è nudo, ma solo una voce innocente avrebbe potuto dirlo. Ma c’era? Le vittime, perché comunque di vittime si tratta, magari ricche come Gwyneth Paltrow (figlia di un potente produttore) o
Angelina Jolie (fi glia della superstar Jon Voight), con possibilità di scelta, tacevano per vergogna o per convenienza, per
salvaguardare la carriera magari, ma altri sapevano. Sapevano i colleghi, gli attori, i registi, ma tutti tacevano. Lui era
potente. Solo ora Harvey Weinstein è stato espulso dall’Academy, l’organismo che assegna gli Oscar, che lui aveva vinto
nel 1999 per il fi lm Shakespeare in Love (ma aveva prodotto anche Gangs of New York, realizzato in Italia, e Pulp Fiction). È
il cinema, bellezza! Si fa, ma non si dice, o si fi nge di non sapere.
«Ma è orrendo, chi l’avrebbe mai detto?», si domanda Barak Obama, che gli aveva mandato una delle sue figlie a fare uno stage nella sua azienda. Beata innocenza: lui, che è stato a capo di tutti i servizi segreti americani, della polizia, dell’intelligence, non ne sapeva niente? Che abbia infl uito il fatto che Weinstein fosse un fi nanziatore della sua campagna elettorale? Cosa che fece
anche con Hillary Clinton (le aveva donato un milione e mezzo di dollari), che ha commentato la notizia con un tweet
solo dopo 5 giorni (che tempismo!).
«Orrore!», grida anche Meryl Streep, la donna più potente di Hollywood, evidentemente impermeabile ai pettegolezzi,
pesanti, su Weinstein che lei considerava come produttore il suo dio. Solo ora, dopo che una semplice e bellissima modella italiana, Ambra BattilanaGutierrez, ha collaborato con la polizia per incastrarlo (chissà perché dopo trent’anni si son decisi?), man mano saltano fuori le testimonianze, dalle già citate Angelina Jolie («Dopo il primo incontro, mi fece schifo e non hovoluto più lavorare con lui») e Gwyneth Paltrow, che lo respinse con un colpo basso: lo raccontò all’allora fidanzato Brad Pitt che gli fece gli occhi neri e
quello, dopo un paio di abbai e minacce («Vi rovino»), si eclissò. E le altre? «Abbiamo taciuto: poteva rovinarci la carriera», ma come mai la Paltrow e la Jolie, come Pitt del resto, che lo prese a muso duro, hanno avuto carriere
pazzesche?
L’unica delle attrici italiane a farsi avanti è stata Asia Argento e ha pagato duro il suo outing: perché parla sono ora? Ha anche ammesso di aver subito uno stupro da un regista, mentre un attore italiano si è spogliato davanti a lei. E tutti
ad andarle contro (da Luxuria a molti giornalisti). A volte bisognerebbe tenere la lingua (e il computer) a freno: se non si vivono certe situazione meglio trattenersi dai giudizi. «Ancora una volta son le donne, le vittime a essere criminalizzate», dice Eleonora Daniele, sempre molto attenta alla violenza sulle donne. Asia è sconvolta.
Oggi Asia parla, allora no. «Non sono l’unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora…», dice Asia a
La Stampa, «Harvey Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere
e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti». Insomma prima costava troppo parlare, ora si può. Ma per gente nata
bene come la Jolie, la Paltrow, Asia, era così importante la carriera? «No, ma la capisco, anche se con me, con il carattere
che ho non è mai capitato», dice Lina Wertmuller, che a suo tempo era bellissima, e rimane una donna affascinante. Forse se qualcuno avesse parlato prima (soprattutto persone potenti come la Streep) altre attrici avrebbe evitato l’umiliazione subita da Asia.
«Per tutto il tempo mi sono sentita colpevole di non essere scappata via, di non aver avuto la forza di dire no…», dice
sempre Asia a La Stampa, «un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni.
Non volevo niente da Weinstein, ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».
Ma c’è chi parla (e forse a sproposito) come Vittorio Sgarbi che rivela le confidenze (e non si fa) di Morgan, l’ex
compagno di Asia. Sgarbi ha rivelato a Il Giornale che Morgan gli raccontava come lei «fosse contentissima quando Weinstein prendeva l’aereo privato e arrivava a Roma per incontrarla. Dopo l’atterraggio, prendeva un elicottero e la raggiungeva. Spesso portava anche dei fiori, come un vero innamorato in pieno corteggiamento. E talvolta lei non si faceva trovare, mortificandone le dimostrazioniamorose».
Ora Weinstein pare sia nella famosa clinica dell’Arizona dove si curano i sex addicted, i malati di sesso. L’unico dei suoi amici che abbia avuto il coraggio di spezzare una lancia per lui (onore al merito e al coraggio) è stato Riccardo Scamarcio.
Intervistato dalla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora ha detto: «Le reazioni di chi ha preso le distanze dai
comportamenti di Weinstein, certamente e assolutamente condannabili, in questo momento mi sembrano altrettanto sgradevoli. Ci sono artisti che parlano adesso e che comunque hanno fatto la loro carriera.
Col senno di poi possiamo dire quello che vogliamo. Ora lo stanno massacrando e non si capisce che dietro c’è un uomo che ha una patologia, che si è comportato in maniera deplorevole, ma che rimane un essere umano.
Ora massacrarlo come sta facendo il New York Times, che si erge a beniamino della giustizia, mi sembra esagerato». Scamarcio ha coraggio da vendere, mi rimane solo una domanda: a fronte di giovani dive, belle, ora ricche e famose che hanno taciuto per paura di ritorsione, quante altre povere ragazze, cameriere, segretarie, donne delle pulizie hanno taciuto per non perdere quei mille dollari
che servivano loro per mantener la famiglia?
Weinstein è stato scaricato anche dal fratello («Sono disgustato», ha detto). Se qualcuno gli avesse voluto davvero
bene, l’avrebbe fatto curare molto prima che lui creasse tutto quel dolore… Concludiamo con una dichiarazione che il padre di Asia, Dario Argento, il grande regista, ha rilasciato a Carlotta De Leo al Corriere della Sera: «Penso che non tutto il mondo del cinema sia così. Non è vero che così fan tutti». E a proposito della figlia dice: «Le parole coraggiose di Asia stanno scoperchiando finalmente il vaso di Pandora su un sistema marcio. Eppure ora se la prendono tutti con lei, come se fosse lei ad aver sbagliato. La denigrano per non aver rivelato prima. Lo trovo davvero surreale e così maledettamente ingiusto». È il suo pensiero ed è anche il mio.

Roberto Alessi

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Produzione riservata