Knightfall: l’epopea dei templari in una saga tv

Knightfall, la produzione originale A+E Networks con Tom Cullen, sbarca in anteprima esclusiva per l’Italia su History (canale 407 di Sky) da mercoledì 13 dicembre alle 21.
Un’epopea che svela i segreti dei Templari e racconta la storia di fede, lealtà e fratellanza che ha accompagnato i cavalieri fino agli eventi oscuri che portarono a quel venerdì 13 del 1307 in cui vennero arrestati e bruciati sul rogo a seguito di un ordine segreto divulgato dal re di Francia Filippo il Bello.

I dieci episodi di Knightfall

Dieci episodi per entrare nel misterioso mondo dei Cavalieri Templari, ordine militare approvato dalla Chiesa nel 1129 e rimasto in attività per quasi due secoli. Ispirandosi alla vera storia della confraternita di monaci guerrieri, Knightfall prende le mosse dall’assedio di Acri del 1291, evento fondamentale che portò alla fine delle Crociate in Oriente con la conquista della città da parte dei Mamelucchi. Alcuni anni dopo, i templari si sono ritirati a Parigi, in un clima comunque ostile.
Il protagonista Landry (Cullen), guerriero templare veterano che ha impegnato tutta la propria vita con dedizione all’ordine, viene nominato da Papa Bonifacio VIII nuovo leader dei Cavalieri con una missione fondamentale: recuperare il leggendario Sacro Graal, la coppa con la quale Gesù, secondo la tradizione, celebrò l’ultima cena e in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la crocifissione.

Desiderio, tradimento e vendetta

La serie mette in scena desiderio, tradimento e vendetta alla base dei continui scontri che intercorreranno tra re Filippo di Francia (Ed Stoppard) e Papa Bonifacio VIII (Jim Carter). Nel cast anche Pádraic Delaney, che interpreta Gawain, il miglior spadaccino dell’Ordine dei Templari e Simon Merrells nelle vesti di Tancredi, un cavaliere coraggioso, costante e risolutivo.
Il ruolo della principessa Isabella, figlia di Re Filippo e della Regina Giovanna di Navarra (Olivia Ross), è ricoperto da Sabrina Bartlett. Bobby Schofield interpreta Parsifal, un giovane uomo di umili origini che si unisce ai Templari in cerca di vendetta, Julian Ovenden è Guglielmo di Nogaret, machiavellico cancelliere di re Filippo, mentre Sarah-Sofie Boussnina è Adelina, una rifugiata ebrea proveniente dalla Terra Santa che si ritrova vittima di una nuova persecuzione a Parigi.

Andrea Damante parla delle nozze con Giulia De Lellis: «Sto cercado il momento più giusto e so anche dove…«

Giulia De Lellis è la quarta finalista della seconda edizione del Grande Fratello Vip. Anche lei deve la sua notorietà alla storica trasmissione di Maria De Filippi, Uomini e Donne.  Giulia in quel ‘occasione è stata la corteggiatrice del suo attuale fidanzato il dj Andrea Damante. Soprannominati dal pubblico i Damellis, la loro storia d’amore – che va avanti da quasi due anni – è molto amata dal pubblico, specie quello più giovane che li segue sui social.

Durante la sua esperienza dentro la casa del Gf Vip, Giulia è stata, in particolare all’inizio, è stata duramente criticata a causa di alcune sue dichiarazioni che la maggior parte del pubblico ha letto come contro gli omosessuali. Per settimane non si è parlato d’altro e la ventenne è stata duramente criticata anche da Alfonso Signorini, il quale è stato molto duro con lei. Con il passare delle settimane la De Lellis ha saputo farsi conoscere ed ha avuto la possibilità di spiegare il senso delle sue affermazioni. Cosa che ha fatto anche lo scorso sabato (9 dicembre) a Verissimo dove intervistata da Silvia Toffanin e Ilary Blasi, ha raccontato qualche dettaglio della sua esperienza al Grande Fratello Vip. Durante l’intervista è intervenuto anche il suo fidanzato Andrea Damante che ha ricordato anche la sua esperienza nella prima edizione del GF Vip.

Giulia e Andrea sono apparsi innamoratissimi come non mai e proprio per questo Ilary Blasi ha chiesto a Damante quando farà la famosa proposta di nozze alla sua fidanzata. «Andrea devi dire qualcosa a Giulia? Se vuoi ti presto il mio anello», gli ha detto scherzosamente Ilary a Damante.

«Sicuramente ci penso e sto cercando il momento più giusto e più adatto. In realtà lo so già e so anche dove… Però, ecco non è adesso… Sicuramente ho tutte le buone intenzioni, dopo due anni che stiamo insieme tutto quello che c’era da vedere e provare affinché si stesse bene insieme lo abbiamo provato… Il Grande Fratello forse per una coppia è la prova per antonomasia, perché si sta distanti, noi ne abbiamo fatto uno a testa quindi…». Giulia e Andrea hanno confermato la loro intenzione di convolare a nozze, anche se ancora non hanno rivelato quando faranno il grande passo..

Arriva Maigret con il volto di Mr Bean

Dal Gino Cervi della Rai in bianco e nero a Bruno Cremer, Charles Laughton, Michel Simon, Rupert Davies. E poi Jean Gabin, Sergio Castellitto, solo per citarne alcuni. Il commissario Jules Maigret di Georges Simenon è l’investigatore tra i più popolari della letteratura gialla e probabilmente i più rappresentati nelle serie televisive di tutti i tempi. 700 milioni di libri venduti nel mondo, 25 attori che si sono avvicendati per interpretarlo sullo schermo.
Adesso su Laf sbarca la mini-serie targata BBC in onda in esclusiva venerdì 15 e venerdì 22 dicembre che vede questa volta un inedito Rowan Atkinson (diventato famoso nei panni del goffo e irresistibile Mr. Bean) nel ruolo di Maigret. Lo vediamo muoversi in una Parigi anni ’50 con un fisico asciutto e non corpulento, anche il suo carattere si discosta in parte da quelli visti sul piccolo schermo: più tranquillo, meno avvezzo ai cambi d’umore. I puristi storceranno il naso, ma l’attore britannico calato nelle vesti del commissario con la pipa appare più moderno nonostante l’ambientazione in una Parigi assai datata.
I due episodi (che in realtà sono stati girati a Budapest) sono tratti da Maigret tend une piège e Maigret et son mort, opere pubblicate da Simenon rispettivamente nel 1955 e nel 1948 (e uscite in Italia con Adelphi). Atkinson riesce a dare un’impronta particolarmente dolente all’ispettore. A detta di alcuni critici, è una delle interpretazioni più suggestive per l’attore britannico. La signora Maigret è Lucy Cohu, anch’essa fuori dai soliti schemi.
Montmartre, Parigi. Un serial killer sta perseguitando il quartiere. Cinque donne sono state uccise e le persone hanno paura di uscire di casa dopo il tramonto. Anche i giornali sono pieni di speculazioni e l’ispettore capo Jules Maigret non ha ancora un indizio ed è sotto pressione. Così ha inizio Maigret Sets a Trap, il primo film. Un Maigret introverso, riflessivo, con due collaboratori che lo seguono come la sua ombra, uno più giovane, l’altro veterano che lo conosce come un gemello. Jules non stempera la tensione, è concentrato sulle proprie trame mentali, ha una moglie con la quale ha un rapporto di complicità. Scansa le battute, si nasconde sotto l’ombra del cappello e dietro il fumo della pipa. Vive in una Parigi buia, fumosa nei locali dello striptease. Deve sbrogliare il caso di questo serial killer che uccide le sue vittime tutte alla stessa ora, tutte con lo stesso rituale: dopo averle colpite alle spalle, l’assassino straccia loro le vesti. Ma non le deruba, né le violenta. Uscirà vincente dall’indagine, ma per riuscirci dovrà tendere all’assassino una doppia trappola mortale, ma soprattutto dovrà scavare nell’oscura psiche di un uomo apparentemente rispettabile, sviscerare il suo perverso legame con due donne – la madre e la moglie – tiranniche e protettive al tempo stesso e smontare il tortuoso meccanismo che l’ha indotto a uccidere.

X Factor: Licitra, Maneskin, Nigiotti e Samuel in finale

fonte Ansa

Lorenzo Licitra, i Maneskin, Enrico Nigiotti e Samuel Storm: sono loro i finalisti di #XF11 2017, che giovedì prossimo, 14 dicembre, si confronteranno per conquistare il gradino più alto del podio al Forum di Assago. In palio anche e soprattutto un contratto discografico con la Sony. Ospiti della finale Tiziano Ferro e Ed Sheeran.

GUARDA IL VIDEO DELLA SEMIFINALE

1,1 mln per semifinale, fuori i Ros – Ultima puntata dall’X Factor Arena, la penultima dell’edizione 2017: la semifinale di X Factor chiude con 1.141.245 spettatori medi su Sky Uno/+1 HD e una share media del 4,6% con picchi del 6%, numeri che fanno di Sky Uno il quinto canale tra il pubblico 15-54 anni con il 7,7% di share, e il più visto di Sky. Lo spiega una nota Sky. Record stagionale per lo Strafactor con Elio, Drusilla Foer, Jake La Furia, la cui finalissima, trasmessa ieri sera e che ha nominato vincitore il talento Dario Zumkeller, è stata vista su Sky Uno/+1 HD da 549.734 spettatori medi con il 3,5% di share. Si conferma anche l’altissima partecipazione del pubblico da casa: sono stati oltre 3,1 milioni i voti arrivati ieri all’X Factor Arena, in crescita del +6% rispetto alla stessa puntata live dello scorso anno. Sui social, la semifinale del talent show prodotto da FremantleMedia Italia che ha visto ieri l’eliminazione dei Ros, ha generato 916.000 interazioni confermandosi il programma tv più commentato nella serata. #XF11 è comparso in 23.361 tweet, confermandosi come l’hashtag più utilizzato della giornata relativo ad un programma tv.

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Tra i primi 20 hashtag su contenuti televisivi utilizzati ieri in Italia, 12 erano relativi ad X Factor. I top # dopo #XF11: #maneskin, #strafactor, #sharingmusic, #ros, #lorenzolicitra, #enriconigiotti. #XF11 è entrato in trending topic intorno alle ore h. 23:00 ed è rimasto fino alle prime ore della mattina. (Fonte Nielsen). Ultimo appuntamento giovedì 14 dicembre su Sky Uno HD per la finalissima di X Factor in diretta dal Mediolanum Forum di Assago: Lorenzo Licitra, i Maneskin, Enrico Nigiotti e Samuel Storm si contenderanno la vittoria in un super show che vedrà tra gli ospiti Ed Sheeran e Tiziano Ferro.

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L’arte del pizzaiuolo diventa patrimonio Unesco!

The first stone oven where was cooked a Pizza Margherita at ‘Giardino Torre del Bosco’ in Capodimonte, Naples, 6 December 2017. ANSA / CIRO FUSCO

L’arte del pizzaiuolo è patrimonio Unesco! Una svolta epocale per il settore. L’annuncio del Ministro Maurizio Martina sui social.

“L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco”. Lo annuncia il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”, sottolinea. Dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco per l’unica candidatura italiana, riconoscendo che la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo.

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Per l’Unesco, si legge nella decisione finale, “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha premiato così il lungo lavoro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che nel 2009 aveva iniziato a redigere il dossier di candidatura con il supporto delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania, superando i pregiudizi di quanti vedevano in questa antica arte solo un fenomeno commerciale e non una delle più alte espressioni identitarie della cultura partenopea. Il dossier della candidatura e la delegazione sono stati coordinati dal professor Pier Luigi Petrillo. Al termine dell’iscrizione della candidatura, l’ambasciatrice italiana all’Unesco, Vincenza Lomonaco, ha ringraziato tutti gli Stati che hanno votato a favore dell’Italia, sottolineando la centralità dell’Italia nel promuovere le tradizioni agroalimentare nel contesto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Subito dopo la proclamazione, in sala è scoppiato un lungo e fragoroso applauso che ha festeggiato il successo italiano a lungo atteso, e molti dei delegati presenti sono venuti ad abbracciare i rappresentanti italiani che nella lunga notte del negoziato finale hanno stretto in mano un cornetto napoletano porta fortuna, rosso come tradizione impone.

Renzi, orgoglio per tradizione e stimolo per futuro  – “L’arte del pizzaiolo napoletano riconosciuta come patrimonio Unesco è un simbolo bellissimo di quello che l’Italia è stata. Ma è simbolo anche di ciò che dovremo essere. La cura per la tradizione, la passione per il cibo, la capacità di farsi rappresentare all’estero dai nostri prodotti sono elementi essenziali del nostro futuro”. Cosi’ Matteo Renzi su fb. “Andiamo verso un futuro di robot e innovazioni tecnologiche: proprio per questo – scrive il segretario dem – avremo sempre più bisogno di radici, di identità, di qualità, di gusto. Le più grandi catene al mondo di pizza non sono italiane così come pure è straniera la maggioranza dei prodotti che hanno il nome che suona italiano venduti nel mondo. Insomma: nel mondo globalizzato il Made in Italy – anche alimentare – ha tante opportunità davanti. Il riconoscimento alla pizza è un orgoglio per la tradizione ma anche uno stimolo per il futuro. Avanti”. (Ansa)

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Roberto D’Agostino sale in cattedra

da Il Corriere della Sera

Il viaggio tra la fine del Medioevo analogico e il nuovo Rinascimento digitale, senza paletti e recinti, tra informazione, tecnologia e belle arti, ha una sua guida vulcanica e da sempre ossessivamente curiosa. Una e trina: il Roberto D’ Agostino del sito Dagospia, quello del programma Dago in the Sky (in onda ogni martedì, alle 21.15, su Sky Arte HD), si è presentato in versione accademica alla facoltà di Lettere dell’ Università La Sapienza di Roma, dove terrà una lezione dal titolo Rivoluzione digitale: Paradiso o Infernet?.

La sua domanda è: «Se deleghiamo i pensieri alle app o a un software diventiamo stupidi come criceti sulla ruota? Ci aspetta un nuovo mondo, una terra promessa di pace e speranza, o siamo destinati a essere travolti da un gigantesco esaurimento nervoso? Quel che è certo è che l’ uomo, così come lo conosciamo, prossimamente non esisterà più. Nel bene e nel male, il ventunesimo secolo ha per protagonista la tecnologia, una nuova ideologia che niente ha da spartire con gli ideali».

2. RIVOLUZIONE DIGITALE – PARADISO O INFERNET?

Appunti per la lezione agli studenti della facoltà di Lettere della Sapienza, di Roberto D’Agostino

universita la sapienzaUNIVERSITA LA SAPIENZA

In un mondo di 7 virgola 7 miliardi di esseri umani, per almeno tre Internet è il miglior strumento per cambiare il mondo che sia mai stato inventato. E il segreto del web è semplice. Mentre la letteratura isola, la televisione esclude, il cinema rende passivo lo spettatore, il mondo digitale include. Mi attiva perché è condivisibile in tempo reale con il mondo intero.

E malgrado i rischi e i pericoli, quella di internet è la prima rivoluzione globale senza dissenso. Piace a tutti: poveri, ricchi, bianchi e neri, uomini, donne e tipi intermedi. È una rivoluzione facilmente comprensibile: tutti hanno capito che Internet, attraverso computer e smartphone, è una protesi che ci regala dei superpoteri, che ci permettono non di essere se stessi bensì di creare se stessi.

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Nella stagione del trasferimento della vita reale nel mondo digitale, i social network sono la più importante e vitale forma di aggregazione. I social ti fanno sentire parte di qualcosa – un evento, una situazione, una storia. E ci forniscono una filosofia di salvezza alla paura di correre verso il nulla: una identità digitale.

Grazie al Web, attraverso i social (Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, etc) ci possiamo creare un’altra identità, un avatar, magari photoshoppato, quindi falso, ma appagante, da postare al resto del mondo che risponde con i like, gli emoji e i follower.

A causa di aspettative svalvolate, la vita è sempre stata una battaglia tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.

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L’enorme successo di Internet che ritroviamo in qualsiasi classe sociale, ha origine dalla sua capacità, attraverso i social network, di creare un mondo parallelo a quello reale. Tutti amano la Rete perché è diventata un sollievo, anche un placebo, a tale insoddisfazione che nessuna ideologia/religione, nel corso della storia, è riuscita a cancellare.

(Del resto, perfino i nostri antenati greci, che hanno inventato praticamente tutto, dalla politica alla letteratura, dall’arte allo sport, hanno sentito la necessità di inventarsi e nutrirsi di un mitologico mondo parallelo affollato di avatar che portano il nome di Marte e Giove, Venere e Mercurio, al fine di quietare la propria insoddisfazione)

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I social fanno uscire la tua faccia dall’anonimato (Facebook), ti mettono in pista e ti fanno sentire unico e nello stesso tempo parte di una comunità, protagonista di un evento, di una situazione, di una storia. Il diario della vita in pubblico. Un modo di annotare il passaggio di cose e di emozioni. Mi serve una memoria istantanea, una specie di “pensiero visivo”, una pubblicità immediata di me stesso che spieghi agli altri non ciò che sono ma ciò che vorrei essere. Questo è il titolo perfetto del millennio digitale: Io sono la mia fiction. E Instagram, attraverso il selfie, è oggi la via più semplice per consegnare agli altri una immagine diversa di se stessi.

In un mondo globalizzato che non dà lavoro né assicura benessere, gli internauti devono fare affidamento sul proprio “marchio”. La smaterializzazione dell’immagine – la sua trasmigrazione dal reale al digitale, dalla carta al display – diventa l’arte di costruire il proprio Brand, il proprio marchio personale. Io sono di fatto il presidente, amministratore delegato e responsabile marketing dell’azienda chiamata “Io Spa”. Un processo che richiama alla memoria gli anni Ottanta della “Me Generation”, descritta da Tom Wolfe, e “La cultura del narcisismo” di Chris Lash.

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La creazione del proprio “brand” ha a che vedere con un’esperienza interiore di sé, piuttosto che uno stato oggettivo di essere famoso. Da Andy Warhol che nel marzo 1968 dettò la celebre frase “Saremo in futuro tutto famosi per 15 minuti”, siamo passati al ragazzino che vuole essere famoso per 15 amici.

Imploderà l’impero delle app? No, perché la tendenza generale, alla faccia di haters e di trolls, è una spinta piuttosto forte al “pensiero positivo”. C’è una frase di uno youtuber americano con un bottino di 50 milioni di follower che sintetizza questa modalità. Intervistato fa una dichiarazione che sorprende il giornalista: “Io non voglio essere me stesso. Io voglio essere la pizza”. Prego? La pizza? “Sì, perché tutti amano la pizza. Ed io voglio essere amato da tutti’’.

la lezione di dago alla sapienza 1LA LEZIONE DI DAGO ALLA SAPIENZA 1

Ecco. Noi vogliamo solo essere amati, pensiamo che ce lo meritiamo perché ci consideriamo unici. In questa frase, allo stesso tempo geniale e cinica, c’è l’essenza della ‘’filosofia’’, se così possiamo dire, digitale. Far parte di comunità in cui gli sms hanno preso il posto delle molotov e twitter al posto delle pietre. Non è un caso che Facebook ha sempre rifiutato di introdurre accanto a “like” il segno del “non mi piace”.

giulio perroneGIULIO PERRONE

Ed è anche per questo che i giornali non vendono più. I quotidiani appartengono filosoficamente al secolo ideologico, quindi devono imporre una linea al lettore, hanno la “verità” in tasca, salgono in cattedra e sparano opinioni che mi dicono che sono un incivile perché seguo il Grande Fratello Vip, un ignorante perché non mi sintonizzo sui talk politici, che sto sbagliando tutto della mia vita perché mi diverto con Malgioglio… Bene: ho speso un euro e mezzo, perché mi devi trattare a pesci in faccia?

Nella stagione del trasferimento della vita reale nel mondo digitale, i social network sono la più importante e vitale forma di aggregazione, anche in politica. Barack Obama nel 2008 per sua stessa ammissione non avrebbe vinto la sfida elettorale se non avesse avuto un formidabile team di gestione dei social network, lui riuscì a mobilitare 18 milioni di giovani per fare la differenza contro lo sfidante McCain, grazie all’uso di Facebook, aggregando le persone su Facebook.

giulio perrone roberto d agostino mirella serriGIULIO PERRONE ROBERTO D AGOSTINO MIRELLA SERRI

Il social inventato da Zuckeberg sta per toccare i due miliardi di adesioni sull’intero pianeta e dunque abbiamo una collettività transnazionale che risponde ad un proprio linguaggio. La prima cosa che si fa appena si entra in un social è quella di rovesciare in pubblico la nostra vita privata. E lo si fa con piacere. Perché noi siamo ciò che raccontiamo agli altri, dall’’’Odissea’’ di Omero a “Mille e una notte” passando per il “Decamerone” di Boccaccio, ognuno di noi è una costruzione letteraria. Io sono la mia fiction. Per questo diffondiamo sui social la nostra autobiografia, testo e foto e video, edulcorata e corretta, ovviamente. Vogliamo i like, vogliamo i followers, i cuoricini: sono loro che ci danno un’identità sociale.

giulio perrone roberto d agostino mirella serri (2)GIULIO PERRONE ROBERTO D AGOSTINO MIRELLA SERRI (2)

Per gran parte degli intellettuali del ‘900, invece, orfani del loro ruolo di leader, Internet è piuttosto un “infernet”, un inferno, come tuonò Umberto Eco, che dà “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

E scatta l’allarme rosso: Internet è un paradiso o un inferno? Se deleghiamo i pensieri alle app o a un software diventiamo stupidi come criceti sulla ruota? Ci aspetta un “nuovo mondo”, terra promessa di pace e speranza, oppure siamo destinati ad essere travolti da un gigantesco esaurimento nervoso? Ciò che la Silicon Valley vuole costruire è un paradiso per i robot?

Davvero con Internet, la Storia, con la esse maiuscola, è finita tra le fiamme dell’inferno?

L’anno che cambiò la faccia del mondo e il percorso della storia fu il 1989. Viene giù il Muro di Berlino, da una parte. Dall’altra, Tim Berners-Lee inventa la Rete, il Web, Internet. Nel 1989, finisce un’epoca, ne inizia un’altra. Fantastica e sconcertante, tempestata di clic, di siti, di immagini. E nulla fu come prima. In tutti i campi, dal lavoro all’amore, dalla cultura alla politica.

mirella serriMIRELLA SERRI

Siamo entrati in un nuovo rinascimento che sta cambiando tutto, a partire dal nostro modo di essere. Come fu l’arrivo dei caratteri stampa mobile di Gutenberg che mise fine al Medioevo e apri’ le porte a Leonardo e Michelangelo. In questo passaggio tra due epoche, dall’analogico al digitale, viviamo un senso di caos per la decadenza del nostro vecchio sistema.

E se proviamo a puntare il nostro sguardo verso il futuro, vediamo questo orizzonte di polvere, è la polvere che si alza quando crolla tutto e finisce un’epoca. Questa polvere poi lentamente si deporrà e si vedrà qualche cosa di nuovo. Il passaggio dal Medioevo al Rinascimento, del resto, durò un secolo.

La tecnologia ha cambiato la nostra vita esattamente come è avvenuto nell’800 e nel 900. L’arrivo del treno fu una grande rivoluzione, l’arrivo della macchina fu una grande rivoluzione e adesso siamo alla vigilia di innovazioni superiori a quella che la nostra immaginazione può tentare di descrivere.

la lezione di dago alla sapienza 7LA LEZIONE DI DAGO ALLA SAPIENZA 7

Stiamo andando verso un mondo completamente nuovo dove i protagonisti saranno i robot. Grazie all’intelligenza artificiale, i computer ci battono a scacchi, guidano le macchine, fanno la pizza e nella prossima società cibernetica, preparatevi: avremo computer nel cervello e le macchine saranno più intelligenti degli esseri umani.

Un chip, impiantato sotto la pelle, funzionerà per timbrare il cartellino, aprire porte, azionare il pc, fare la spesa. Entro il 2029 sarà realtà, la cosiddetta ‘singolarità tecnologica’, cioè quando i computer, tramite software e robot, avranno un livello umano di intelligenza, potranno evolversi e migliorarsi da soli.

Siamo prigionieri di un algoritmo, ostaggi di un software, sempre a caccia di una connessione wi-fi. Una sfida che molti considerano un incubo.

Non c’è dubbio che ogni svolta tecnologica comporta dei grandi pericoli, dei grandi rischi.

giulio perrone roberto d agostino mirella serri (1)GIULIO PERRONE ROBERTO D AGOSTINO MIRELLA SERRI (1)

La tecnologia può falcidiare e distruggere il mercato del lavoro, produrre milioni di disoccupati e quindi fomentare scontento malumori, rivoluzioni proteste, violenze, un vero e proprio terremoto sociale.

Non c’è nessun dubbio che questo è il rischio che noi abbiamo davanti, la società dei robot che è alle nostre porte e che sta già arrivando annienta e distrugge progressivamente il ruolo degli esseri umani nel mondo del lavoro, quindi la sfida è rispondere a questo rischio, tentando di ripensare il lavoro, il tempo libero, l’equilibrio fra macchine ed esseri umani. È uno dei passaggi più difficili, ma non abbiamo alternativa, che passarci attraverso e inventare una nuova forma di convivenza.

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Il vero punto debole è che le tecnologie creano una fascia di esseri umani che non è in grado di adoperarle, e che viene quindi emarginata, spazzata via, distrutta, lacerata, trasformata in prodotto di scarto.

Sul piano dei rischi c’è il trasferimento della socializzazione dalla realtà reale a quella virtuale. Noi lo vediamo tutti i giorni, noi viviamo in una grande stagione di proteste e appena può la gente va a votare e vota contro, chiunque sia e chiunque rappresenti l’establishment, ma nelle università non ci sono più movimenti di protesta, i sindacati si sono indeboliti, ogni tipo di associazionismo è in calo.

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Come è possibile che non ci siano cortei di protesta nelle grandi città dell’occidente se viviamo la stagione della protesta? Perché la protesta si è trasferita da forma aggregata associata nella realtà reale, in forme di amici o gruppi sui social network. Questo porta ad una desocializzazione degli individui che secondo alcuni studiosi del comportamento comporta molti rischi.

Soprattutto sul piano dello sviluppo delle identità. Completamente scollegate dalla realtà. Ovvero uno pensa di essere qualcosa solo e solamente perché il social network ci rappresenta in quella maniera. Questo è il rischio. Qual è invece l’opportunità? L’opportunità è che grazie al social network uno riesce ad entrare in contatto con persone che possono avere simpatie ed interessi comuni anche se vive in un’altra latitudine.

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In tutto il mondo, dal deserto del Sahara sotto le tende dei beduini, nei villaggi africani, nei villaggi del Bangladesh, in un’isola sperduta, chiunque può accedere alla biblioteca di Babele, alla biblioteca totale. Basta connettersi con la rete e c’è la totale disponibilità della cultura, dei libri, della lettura a tutti. Questo non può non produrre qualcosa che noi adesso non possiamo neanche immaginare.

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L’uomo è la misura di tutte le cose, queste erano le parole d’ordine, le leggiamo nei libri di testo, nei libri di lettura. E che cos’altro è internet, la rete, se non questo? L’affrancamento del singolo dalla dittatura o comunque dai condizionamenti di una lettura imposta, di una lettura a priori, di una lettura che viene fornita da altri anche semplicemente dal punto di vista delle notizie.

La tecnologia è una nuova ideologia che, a differenza del capitalismo o del socialismo, non ha niente a che vedere con un ideale o con un programma di governo. Ecco uno strumento, un software, un algoritmo velocissimo che deride la lentezza dei nostri pensieri. Nell’Impero Digitale, la storia non è più “orientata” verso un “pensiero unico” ma è multimediale, ipermediale, transmediale.

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Il nostro è un mondo di modernità ad alta velocità, nel quale il fatto che le cose cambino non ha più bisogno di essere spiegato dal Censis o dall’Istat. Piuttosto sarebbe meglio riprendere in mano il “Pensiero debole” del filosofo Gianni Vattimo, saggio fondamentale del postmoderno, pubblicato da Feltrinelli nel 1983, un saggio che si inalbera sulle macerie ideologiche degli anni ’70, in contrapposizione alle varie forme di pensiero forte dell’Otto-Novecento – in primis il marxismo,.

Con Internet il pensiero debole diventa fortissimo. Il Web, come il Pensiero Debole, si presenta in maniera esplicita come una forma di nichilismo, vocabolo che Vattimo considera “una parola chiave della nostra cultura”. Con questo termine, che Vattimo usa in maniera positiva e propositiva, egli intende la circostanza in cui, come aveva profetizzato Nietzsche per indicare l’inevitabile decadenza della cultura occidentale e dei suoi valori, “l’uomo rotola via dal centro verso la X”, ossia quella specifica condizione di assenza di fondamenti in cui viene a trovarsi l’uomo postmoderno in seguito alla caduta delle ideologie e delle verità stabili.

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E il tempo impiegato a scavare per trovare la “verità” è tempo perso perchè il mattino dopo un nuovo futuro è già qui, e quella “verità” non serve a nulla. E’ la tecnologia stessa a includere il cambiamento che per decenni è stato sinonimo di progresso. Le cose via via miglioravano. La storia aveva una direzione. Oggi il discorso è più complesso. La linearità delle cose – l’esistenza cioè di un inizio e di una fine – è un’invenzione occidentale.

La Rete permette a tutti noi di navigare come su una tavola da surf, cavalcando le onde ed evitando i venti contrari, e permettendo di restare attaccati alle correnti dell’attualità. Con un colpo di mouse, abbiamo a disposizione un’enorme fonte di informazione, un’infinita memoria generale. Nell’era dei big data, le risposte dipendono unicamente dalle domande.

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E le famigerate fake news dove le mettiamo? Le mettiamo in quel posto perchè i grandi mezzi di comunicazione sono le vere, grandi fucine di balle spaziali. Da sempre. È li che vendono preparate, cucinate, diffuse o nascoste, a seconda degli interessi dei proprietari dei giornali. L’informazione in Rete può essere vera o falsa, o entrambe le cose, ma in Rete è impossibile sostenere una menzogna per lungo tempo.

Osserviamo il caso Weinstein: Il New York Times aveva tutti i documenti necessari a pubblicare l’inchiesta dieci anni fa. Non è finita in pagina a suo tempo perché Weinstein investiva in pubblicità e finanziava la politica. Convenienza e pressioni hanno nascosto il segreto di pulcinella.

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In un saggio del filosofo Zizek si racconta di una maledizione cinese. Se si odia veramente qualcuno, lo si maledice così: “Che tu possa vivere in tempi interessanti!”. Storicamente i “tempi interessanti” sono stati periodi di mutamenti, di guerre e lotte per il potere. Oggi, con la rivoluzione innescata dalla tecnologia e da internet stiamo chiaramente dentro a una nuova epoca di tempi interessanti. Quindi inquietanti, conflittuali, difficili. Ma eccitanti. Perché la nuova fonte di potere non è il denaro nelle mani di pochi, ma l’informazione nelle mani di molti.

Quello che è certo è che l’uomo, così come lo conosciamo, prossimamente non esisterà più. E non c’è dubbio che il sentimento di gran lunga più diffuso oggi sulla terra non è la paura del futuro. E’ il timore di quello che avverrà domani mattina.

I parenti contro la Lollobrigida non per soldi, ma per denaro (Video esclusivo)

Gina Lollobrigida ci ha rilasciato alcune settimane fa un’intervista esclusiva. “Ho diritto di vivere la mia vita”.

Gina Lollobrigida ci ha invitato tantissime volte a casa sua. E’ grintosa, determinata, energica. Sempre. Da pochi giorni è stato reso noto il risultato della perizia psichiatrica voluta dalla Procura di Roma (ma di questo parleremo più avanti). In uno dei tanti pomeriggi trascorsi con Gina, nella sua casa romana, abbiamo registrato quest’intervista in cui senza mezzi termini ha risposto a Milko Skofic, suo figlio, a Dimitri, suo nipote e a Rigau, l’uomo che ritiene di averla sposata. “Ho diritto di vivere la mia vita”, ha tuonato la diva.

Gina Lollobrigida è «sana di mente, ma vulnerabile». Come dire: sta bene, ma in certe situazioni sarebbe circonvenibile. Il condizionale è d’obbligo soprattutto in questo caso. Non è né carne, né pesce; non è bianco, né nero quello che è stato scritto nella perizia. Sembra grigio. Perché ci sono tante sfumature. Arriva così un nuovo tassello nell’ambito della complessa indagine che ha visto nelle scorse settimane Gina Lollobrigida sottoporsi ad oltre cinque ore di test (ci raccontano di vario tipo) dopo l’incidente probatorio voluto dalla Procura di Roma nell’abito dell’inchiesta che vede imputato Andrea Piazzolla, giovane manager dell’attrice. Lui è stato denunciato da Francisco Rigau, l’uomo che ritiene di aver sposato in Spagna per procura la Lollo, Milko e Dimitri Skofic, figlio e nipote della diva. Contro di Piazzolla pesa l’accusa pesante dei familiari della Lollo secondo i quali il ventinovenne starebbe dilapidando il patrimonio della donna. Piazzolla, diversi mesi fa in esclusiva su Novella2000, si è difeso dicendo: «Dimostrerò, se dovesse servire, che il mio lavoro mi consente di acquistare auto di grossa cilindrata, fare vacanze e altro».

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Insomma, Rigau, Milko e Dimitri sembra che vogliano a tutti gli effetti mettere le mani sul patrimonio dell’attrice In che modo? Incolpando e cercando di allontanare Piazzolla, amministratore della Vissi d’arte, una società riconducibili alla Lollo. Pare, inoltre, che Milko e Dimitri da tempo non sentano l’attrice, ma non per volontà di Piazzolla. Che nelle nostre interviste ci ha sempre mostrato tutti i suoi inviti rivolti al figlio e al nipote della Lollo affinchè partecipassero alla vita di Gina. Uno degli ultimi inviti Piazzolla l’ha recapitato proprio in occasione della festa di compleanno per i 90 anni, ma di Milko e Dimitri non c’era nessuna traccia in piazza di Spagna dove si è svolta la festa.

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Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo in tribunale. La Procura, dopo la denuncia contro Piazzolla, ha affidato alla Guardia di Finanza le indagini preliminari. L’incidente probatorio, con il quale il pubblico ministero e la difesa dell’indagato possono chiedere l’assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti, è servito a far chiarezza sulle condizioni di salute mentali di Gina. Che in tutti questi mesi abbiamo sempre, e ripetutamente, incontrato. Chi vi scrive è stato invitato alla festa per i suoi 90 anni, l’ha intervistata più volta a Roma nella sua storica casa sull’Appia. La Bersagliera è apparsa tutt’altro che confusa. Possiamo metterci la mano sul fuoco.

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«Facendo le corna sto bene. E’ incredibile: hanno già perso una volta, quando volevano interdirmi qualche anno fa (era il 2012). Adesso ci riprovano più pesantemente. Dopo questa dovranno smetterla. Dovranno lasciami in pace. Ho diritto di vivere la mia vita. Voglio giustizia da viva», ci aveva raccontato in esclusiva Gina Lollobrigida. Lei, infatti, in tutti questi mesi non ha perso nemmeno un colpo: spesso si reca a Pietrasanta dove sta lavorando alla realizzazione della Regina di Saba, una grandissima statua di marmo. E anche noi, a settembre scorso, siamo stati nella bottega che la ospita per i lunghi viaggi di lavoro in Toscana. La gente del posto ci ha raccontato di una Lollo in grembiule, martello e scalpello in mano. Senza orecchini d’oro e quei pregiatissimi abiti che lei stessa disegna da anni. Insomma, è difficile immaginare, alla luce di quello che si legge da alcune righe della perizia, che una come lei possa essere manipolata da qualcuno. Ma i processi si fanno nelle aule di tribunale e ci atteniamo ai fatti, raccontandovi qualche particolare in più per diritto di critica, che è una prerogativa dei giornalisti.

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Torniamo alla perizia. La settimana scorsa Fabrizio Siggia, legale di Piazzolla ha combattuto per oltre due ore contro i due periti nominati dal Giudice del Tribunale di Roma (un medico legale e uno psichiatra). Siggia, infatti, ha cercato di far capire loro che sembrerebbe quasi un controsenso esaltare caratteri della personalità così accentuati come il narcisismo e l’egocentrismo, in qualche modo propri di una donna da sempre abituata ad essere al centro dell’attenzione e ritenere che essi siano oggi in grado di incidere sul profilo di vulnerabilità e assoggettabilità che individuano. I test ai quali è stata sottoposta la Lollo hanno precisato con il rigore scientifico che ha un’esame della realtà integro e ben conservato. Dunque in grado di ben comprendere quello che le accade in torno e di decidere.

Adesso cosa accadrà? Il pubblico ministero dovrà decidere, dopo indagini patrimoniali se archiviare la posizione di Piazzolla o rinviarlo  a giudizio (quindi a processo).

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