Fiorella Mannoia: Una carezza in un pugno

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Si sta scaldando per il suo “one woman show” 1, 2, 3, Fiorella, che il 23 e 30 settembre la vede
protagonista su Rai Uno in prima serata. Per Fiorella Mannoia, mostro sacro della canzone italiana, un’emozione grande, che si aggiunge ai suoi già tanti successi. Non solo lavorativi, visto che in amore è legata da dieci anni a Carlo Di Francesco, ventisei anni meno di lei, docente di canto ad Amici e suo produttore.
Fiorella, è arrivata seconda a Sanremo dietro la scimmia di Francesco Gabbani. Si sarà mangiata
il fegato sul palco… «Diciamo che Virginia Raffele, imitandomi, ha colto nel segno! Comunque Perfetti sconosciuti, colonna sonora del film omonimo, mi è venuta proprio bene e mi ha ripagato di quella delusione. Ma per i cantanti, tappeti rossi e serate di gala come nel cinema non ce ne sono. Peccato: sono una figata pazzesca.

Un uccellino mi ha detto che ha diffi coltà a cantare alcune canzoni di Lucio Dalla.
«Vero. Quando ho inciso un disco di cover di Lucio Dalla, quattro anni fa,  ho avuto problemi. C’erano canzoni
che non potevo cantare, così le ho dovute lasciare. Una era Apriti cuore, che amo particolarmente. Futura anche
l’ho dovuta lasciare, non sembra così difficile quando la ascolti, ma poi vai a cantarla… Con mio sommo rammarico
tante cose le ho dovute accantonare! Lucio aveva un’estensione vocale straordinaria. E io non ho la voce
di Mina».
E dopo Dalla, si è dedicata a Loredana. Com’è andata con l’artista più litigiosa della nostra canzone?
«Be’, quando lei mi ha chiesto, al telefono: “Perché non me lo produci te, un disco?”, all’inizio ho pensato: “In
che cosa mi vado a infi lare?”. Però l’attimo dopo mi son detta: “Non la posso abbandonare. È una grande artista, si merita il successo che si merita, non può finire così nel dimenticatoio”. Ho molta stima e ammirazione per
Loredana. Allora ho deciso che lo dovevo fare. E le ho detto di “sì” perché mi sentivo che era un dovere da parte
mia aiutarla. E così è stato».
Ma avrà avuto qualche problema anche lei, con la Bertè!
«Loredana, si sa, è un riccio pieno di spine, ma dentro è fragile e morbida come il burro. Non ci sono stati
screzi. Lei si è fi data subito. Io, devo dire, la so prendere. Me la sbaciucchio, me l’abbraccio, le dico sempre:
“Loredana il disco è tuo, mi devi dire cosa non ti piace e io lo rifaccio, non ti preoccupare. Sono al tuo servizio, faccio
quello che mi dici”. È bastato dire questo per fare andare tutto liscio».
Però la sua voce si è un po’ rovinata. E quei look da bambina dispettosa…
«Esce lei e dà una gomitata a tutte, me compresa, non c’è nessuna che la possa affiancare, che le tenga testa.
Appena esce con quella voce, noi spariamo tutte! Ha una forza dentro, una sofferenza, dentro a quella voce c’è
tutto il suo vissuto, tutta la sua solitudine. Sai quante volte in studio, mentre cantava, me ne andavo in bagno
a piangere. Mi sono commossa tante volte. Quando ha cantato Luna, per esempio. Poi adesso non si muove più
come prima. Sta lì davanti al microfono come un totem a gambe larghe. Io sono innamorata di Loredana».
E delle ultime leve cosa ne pensa, lei che hai duettato con Noemi e Chiara?
«A volte mi chiedo se esiste o esisterà   un altro Bob Dylan. Mi rispondo di no. O un altro Leonard Cohen,
un De Gregori, una Amy Winehouse. Tanto per parafrasare una canzone di Ornella Vanoni: “La musica è
finita, almeno quella che piaceva a noi”. Ma tornerà una musica nuova perché la vita è ciclica. Decadenza e
rinnovamento».

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