Fabrizio Corona resta in carcere: «Vuole fare lo sciopero della fame»

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Fabrizio Corona resterà in carcere: a dare la notizia, in esclusiva nel corso del programma Mattino Cinque, è stato Ivano Chiesa, avvocato dell’ex fotografo dei vip. «I giudici hanno deciso che non è scarcerabile, parliamo davvero di cinque anni. Fabrizio lo sa, gliel’ha già comunicato?», ha chiesto la conduttrice Federica Panicucci. «Sì – ha risposto il legale -. Sono veramente basito, quando mi si scrive che l’istanza è prematura. Corona è in carcere da un anno gratis, per niente, altro che prematura. Sta malissimo è abbattuto e arrabiato. Ma soprattutto abbattuto, non se l’aspettava. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto rabbrividire: Io comincio lo sciopero della fame».

L’avvocato ha spiegato di aver cercato di far desistere Corona dal proposito di mettere in atto uno sciopero della fame, ma ha poi ammesso: «Io lo conosco, quando dice che lo fa, lo fa fino alla fine. Lui dice “Adesso mi sento un sequestrato”. Che senso ha tutto questo? é molto difficile da accettare. Ho passato l’estate a rispondere alla gente che mi ferma per strada e mi chiede se Fabrizio è già a casa». La Panicucci ha chiesto allora a Chiesa cosa farà per il suo assistito: «Farò tutto quello che è possibile, informeremo la gente che ha il diritto di sapere. Fabrizio è molto amato. Sta diventando esempio di quello che non dovrebbe accadere».

Nella giornata di ieri erano state rese note le motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 12 giugno, Corona è stato condannato a un anno per illecito tributario. Il Tribunale di Milano «non ritiene di dover dichiarare Fabrizio Corona delinquente professionale» perché «la natura prettamente fiscale e le concrete modalità del reato per il quale l’imputato è stato giudicato colpevole non consentono di ritenere, alla luce della ricostruzione complessiva dei fatti e della lontananza nel tempo delle condotte che hanno dato origine alle precedenti condanne, che egli viva abitualmente del provento dei reati»: questo hanno scritto i giudici Guido Salvini, Andrea Ghinetti e Chiara Nobili.

La sentenza aveva spazzato via le contestazioni principali, tra cui l’intestazione fittizia di beni, sui 2.6 milioni di euro trovati in parte in un controsoffitto, in parte in Austria. Il fatto di non essere giudicato un delinquente professionale, tuttavia non agevolato in alcun modo la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali.

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